Tactial Strategies for Investing

The headline of this weeks post deserves an explanation: Although I am still awaiting a pullback in February, the longer the markets can cling on to these levels, the less severe the pullback will be. Markets managed to regain some energy in a slow melt-up similar to early 2012.

Despite the formation of the bearish rising wedge and countless EW counts floating around that have us completing a 5th wave of various corrective counts, the massive liquidity injection from all central banks should curtail the downside severely. The chart looks eerily similar to 1980, but we are still missing a washout and we will eventually get it. In the larger context, a correction or even a recession are not that unlikely, but until then the markets seem to have little intention to follow my call for lower prices.

Unfortunately the prevailing bullishness will result in a steeper correction, as the markets…

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Nervis Villalobos

Antonio Lucio Vivaldi nació en Venecia – Italia en 1678, murió en Viena en 1741 en la más profunda pobreza y soledad. Fue un gran compositor y violinista de los clásicos barrocos, su padre, también músico, fue quien lo guio por esa senda. Adelantado a su época, erigió los cimientos de su carrera en el género del concierto. Era apodado Il petre rosso, pues era cura y pelirrojo.

Logró componer aproximadamente 770 obras. Se hizo popular por sus conciertos conocidos como Las cuatro estaciones. Rompió con las normas del Concierto Soli, que dictaba que por el bien de la armonía era un solo instrumento el que debía tener todo el peso de la melodía, y que los demás solo estaban para acompañar. Nunca dio misa por su supuesta asma, y se dice que el gran maestro solía tener relaciones con sus alumnas.

Fuentes: Biografías y vidas

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The Externalization of the Hierarchy

The samurai is, above all, a gentleman, so he is afable, and docile to the forces of the universe, considering them as “Kannagara No Michi”, i.e “the way that leads to the divine reality and truth” (kannagara means “God’s brook, the flux of creative energy which builds a bridge between the past and the future”).
Nowadays, aikido is the martial discipline which sublimates the samurai way of life; yes, today there are genuine samurai, within the rule of Japanese Morihei Ueshiba (“O Sensei”), the founder of aikido.

Other reliable references:
Mitsugi Saotome (Japanese), André Protin (French).

For some additional details about aikido, see on menu: “Gallery”

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No-touch Aikido techniques: Separating fact and fantasy


Aikido Warrior Dojo

There are plenty of examples on You Tube where a “martial arts master” appears to take an Obi-Wan Kanobi moment and use an invisible blast to project one or more students across the room.  Let me blunt from the outset, I’m a non-believer.

I must confess, I did visit an unaffiliated Aikido dojo some years ago where the possibility of shooting long distance “ki blasts” seemed to be seriously discussed.  I should add no one in the room could actually demonstrate such blasts, but the very fact some of them hoped to one day was enough for me never to return.

This is not to say that I don’t believe in the efficacy of so called no-touch Aikido techniques.  In fact, the truth is quite the contrary.  It’s just that these techniques have nothing to do with Star Wars let the force be with you” like blasts.

I should also add that I have on many…

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I consigli ferragostani last minute Libri, film e il pranzo con gli amici


Voi cosa scegliete? I consigli di Claudio Magris,
Paolo Mereghetti e lo chef Davide Oldani

La copertina de «Il signor Arkadin»La copertina de «Il signor Arkadin»

È stato detto che un racconto giallo perde il suo interesse se si conosce già il finale e dunque non si è trascinati, nella lettura, dalla ricerca del colpevole o dall’ansia di sciogliere il mistero. Giustamente mio padre si era infuriato un giorno in cui, da ragazzo, gli avevo infilato tra le pagine di un giallo che stava leggendo un foglietto col nome dell’assassino. Ma tutto ciò può valere solo per i gialli o noir dozzinali, mero passatempo — fra l’altro non più divertente di altri, anzi spesso più noioso — da gettare nel cestino una volta esaurita la sua funzione.

In un autentico libro giallo ogni particolare ha una sua forza fantastica, che nessuna spiegazione dell’intrigo distrugge e che affascina ogniqualvolta lo si rilegge. Anche I fratelli Karamazov sono in fondo pure un giallo, la cui soluzione non intacca certo l’incredibile potenza di ogni sua pagina. Fra i gialli che rileggo — o almeno risfoglio — più spesso c’è Il signor Arkadin di Orson Welles, che ne trasse pure un celebre film, Rapporto confidenziale. Una storia d’avventure, di mistero, di delitti, un’incalzante ricerca di una verità che si rivelerà distruttiva per tutti, colpevoli e innocenti — se si può parlare di innocenti per qualcuno dei protagonisti.

Un meccanismo perfetto di agguati, un disegno diabolico che trasforma pure l’investigazione in un elemento inconsapevole della trappola. Una parabola del Fato, del tempo della propria esistenza che scompare nel nulla, dell’Io che avvicinandosi alla morte cerca di correre a ritroso, di inseguire e ritrovare il sé stesso di una volta.

Il signor Arkadin, un miliardario criminale, dice di aver perso la memoria a partire da un certo momento, da quando molti anni prima si era trovato su un ponte in un gelido giorno d’inverno senza sapere il suo nome né da dove veniva. Incarica perciò un avventuriero, Van Stratten, di ricostruire il suo passato, di fargli sapere «chi sono, chi ero». Van Stratten è il tipico personaggio dei libri e dei film di Welles; l’uomo spavaldamente alla deriva, avido di vita e malinconico nel suo errare per le strade del mondo e del cuore. In realtà Arkadin ha alle sue spalle una serie di delitti e si serve di Van Stratten per rintracciare i testimoni di quei lontani crimini — ora pericolosi, vista la sua potenza finanziaria — che poi provvede ad eliminare. Il libro è un’affascinante corsa attraverso i paesi e gli ambienti più diversi; una serie di incontri — che possono diventare brevi incontri d’amore — con personaggi sbandati, inseguiti dal destino impersonato da Arkadin e dalla sua ignara scolta, e raggiunti dalla morte. A tutto ciò s’intreccia la passione di Stratten per la figlia di Arkadin, Raina.

Nella sua sete di vita e nella sua malinconia, Van Stratten assomiglia ad Arkadin; tutti e due vivono secondo la massima shakespeariana così cara a Welles, ossia seguendo la propria natura, e dunque la propria verità, poco importa se delittuosa o generosa. Alla fine Van Stratten, scoperta la macchinazione, riuscirà a distruggere Arkadin, colpendolo nel suo unico sentimento umano ossia l’amore per la figlia, ma così facendo distrugge sé stesso ovvero l’amore di Raina per lui. Non c’è innocenza, in questo racconto che appassiona ad ogni lettura. La polvere del male si posa su tutto; la vita è violenta e distruttrice volontà di potenza, la morale può vincere il male ma distruggendo così pure la vita e dunque sé stessa. La ricerca del tempo perduto finisce sotto la falce sempre affilata del Tempo. Non credo che mio padre si sarebbe arrabbiato se gli avessi rivelato in anticipo il finale del Signor Arkadin, perché in questo caso non gli avrei certo rovinato la lettura.

Claudio Magris